Gazzè, La favola di Adamo ed Eva 20 anni dopo

ROMA – Gli scherzi del tempo, che trasformano anche una ghost truck (ricordate, la traccia nascosta quando c’erano ancora i Cd?) nella canzone di apertura di un tour. Un ventennio dopo. Così Max Gazzè è con il brano Etereo che ha aperto ieri sera all’Auditorium Parco della Musica di Roma il primo dei tre concerti-evento de La favola di Adamo ed Eva Tour, grande festa per i 20 anni esatti di quell’album che nel ’98 segnò una svolta per la sua carriera, con uno dei lavori pop più amati e sperimentali di questi anni, tra testi ironici, surreali e poetici e suoni a tratti avveniristici.

Il 29 e 30 dicembre si fa il bis a Roma, poi il tour, targato OTR Live, prosegue a Torino (3-5 gennaio al Teatro Concordia Venaria Reale) e poi Reggio Emilia, Roncade (TV), Livorno e Teramo. “Sono passati 20 anni e sono accadute molte cose – racconta Gazzè dal palco al pubblico dell’Auditorium – Sono molto soddisfatto del mio percorso dal ’98 a oggi. Questo è stato un album importante, che mi ha dato la possibilità di farne altri. E’ stato anche l’inizio della collaborazione con mio fratello Francesco sull’idea di scrivere canzoni con una certa assonanza e ironia. E allora ho deciso di farvelo riascoltare tutto – sorride – Anche i brani che non abbiamo mai suonato dal vivo. Chissà perché…”. Una dopo l’altra ecco le 15 tracce dell’album, tra le animazioni di sirene e onde di Filippo Rossi che accompagnano Vento d’estate e poi Come si conviene con il “futuro che fa le fusa”, Autoironia (quasi uno stile di vita per il cantautore), i versi poetici de L’amore pensato e Comunque vada, le canzoni più sperimentali come Nel verde, L’origine del mondo, Colloquium Vitae. O il “dadaista” (come lui stesso lo definisce ridendo) Due apparecchi cosmici, “storia di un coltello che salva un granello di zucchero dalla terribile macchina per lo zucchero filato”.

Due ore tutte di musica e poche chiacchiere, con Gazzè, reduce anche dal tour europeo, che sprizza voglia di suonare e dopo i concerti sinfonici di Alchemaya Tour della scorsa estate riprende in mano il basso, accompagnato dalla sua band storica (Clemente Ferrari a tastiere e sintetizzatori, Cristiano Micalizi alla batteria e Adriano Viterbini alla chitarra elettrica, Max ‘Dedo’ De Domenico ai fiati). Colto e popolare, come è nella sua cifra, si mixano fino ai ritornelli più amati, con La favola di Adamo ed Eva che dà il titolo all’album e Cara Valentina sul quale, anche 20 anni dopo, tra Madonne su draghi alati, il pubblico gli scandisce il tempo nell’inesauribile coro “Valentina/Non è vero/Che poi mi dilungo spesso/Su un solo argomento”. “Sono 20 anni che va avanti questa storia”, sorride sornione lui. Vent’anni, ma i brani non sembrano soffrirli. “Quando lo suonavamo questo era un album molto rock, ‘cazzuto’ – racconta ancora dal palco – Ora mi adatto a suonare con le cuffiette. Capitemi, io suono il basso. Il Sol dovrei sentirlo nelle palle. Ora lo sento nelle cuffiette – ride incredulo – Domani mi porto un Woofer da Ritorno al futuro”. Poi via agli assoli sulle note de La musica può fare, che lo portò a Sanremo Giovani nel ’99 (e che venne poi inserita ne La favola di Adamo ed Eva). Seconda parte, con alcuni dei successi venuti dopo quell’album, da L’uomo più furbo a Il solito sesso (altro Sanremo nel 2008), Ti sembra normale, L’amore non esiste, la circense La vita com’è. Chiude Sotto casa, con tutto il pubblico della blasonata sala Santa Cecilia in piedi sotto il palco.

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