I tempi neri del “caso Kaufmann”

(ANSA) – ROMA, 15 GEN – GIOVANNI GRASSO, IL CASO KAUFMANN (RIZZOLI, PP. 382, EURO 19,00) – “A quei tempi” tutti sapevano ma nessuno vedeva. L’irresistibile ascesa dell’ideologia nazista, il suo lento incunearsi nelle coscienze e la progressiva occupazione degli apparati dello Stato era semplicemente il segno dei tempi. Giovanni Grasso nel suo romanzo storico “Il caso Kaufmann” fa correre insieme in 385 pagine una sovversiva (almeno per l’epoca) storia d’amore tra un anziano ebreo e una giovane ariana e l’atmosfera impalpabile nella quale le discriminazioni razziali si impossessarono della gran parte delle menti tedesche.

“A quei tempi, quando tutti erano nazisti, dire ‘democratico’ a qualcuno era un insulto, peggio che dirgli ‘ladro’, ‘mascalzone’ o ‘carogna’”, racconta a molti anni di distanza nell’efficace incipit del libro Eva, la portinaia che faceva le pulizie per Leo Kaufmann, lo stimato commerciante sessantenne protagonista del libro. In poche parole è racchiuso il senso profondo del libro, quanto sia difficile capire in tempo i propri “tempi”.

Giovanni Grasso, giornalista parlamentare, saggista e ora consigliere del presidente della Repubblica Sergio Mattarella per la stampa e la comunicazione, edifica il suo racconto su documenti storici e scansioni temporali dei dispositivi di persecuzione nazista. Ma conquista il lettore con una delicatissima storia d’amore doppiamente proibita. La relazione tra l’anziano Leo e la giovane Irene, figlia di un suo amico e improvvisamente trasferitasi a Norimberga, unisce pericolosamente la trasgressione della differenza d’età con l’assurdità delle leggi razziali che vietano “la contaminazione del nostro sangue”, come scrive Adolf Hitler già nel 1925 in Mein Kampf. Irene irrompe nel 1933 nella grigia e preoccupata vita del vedovo Kaufmann, scatenando sensuali lampi di luce attraverso una relazione coraggiosa che si costruisce piano piano, con lo stesso ritmo dell’involuzione nazista. E’ lo stesso Kaufmann a incarnare la difficoltà di comprendere “i propri tempi” quando, come presidente della comunità ebraica di Norimberga, tarda a metabolizzare la portata del pericolo antisemita. Grasso proprio di questo si occupa con eleganza narrativa, raccontandoci i formidabili meccanismi di propaganda nazista attraverso una storia d’amore che viene lentamente inghiottita da una nuova forma di perbenismo razziale. Diffidenza e ostilità investono casa Kaufmann, un tempo stimata e rispettata da tutti. E il romanzo si avvicina al baratro quando il regime conquista tutto, anche la giustizia, travolgendo ogni forma di ideale e di diritto.

“Il caso Kaufmann” è un romanzo che corre e scorre e il lettore, quasi vergognandosene, desidera sprofondare sempre più verso l’abisso, cercando di dimenticare che si tratta di vita vissuta. Il libro di Grasso è infatti ispirato alla vera storia di Lehmann Katzenberger e Irene Seiler. Un romanzo forte e tenero che ci porta indietro nel tempo. Ma non troppo. Apre riflessioni sui “tempi” che corrono e su quanto sia difficile “leggere” in tempo il presente. Soprattutto il più spaventoso.

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