Regeni, Pignatone: ‘Noi fatto possibile, situazione stallo’

Situazione sostanzialmente bloccata per quanto riguarda l’inchiesta della procura di Roma sull’uccisione di Giulio Regeni in Egitto. Dopo l’iscrizione nel registro degli indagati di 5 esponenti di servizi segreti e polizia investigativa egiziani, da parte delle autorità giudiziarie del Cairo non ci sono stati passi o aperture, mentre da parte italiana è stato fatto tutto il possibile. Lo ha detto, a quanto apprende l’ANSA, il procuratore di Roma, Giuseppe Pignatone nel corso di un’audizione oggi al Copasir.

A quasi tre anni dall’omicidio del giovane ricercatore friulano, dunque, il procuratore ha fatto il punto della situazione al Copasir che segue fin dall’inizio attentamente il caso. Pignatone ha riferito sui vari passaggi della non semplice collaborazione tra magistrati nell’ambito anche di un differente sistema giudiziario. I primi 5 indagati sono quelli sui quali c’erano gli elementi più solidi in ordine alle responsabilità per il sequestro di Giulio. Ma per fare passi avanti serve un livello di cooperazione da parte delle autorità egiziane che finora non è stato raggiunto. E, in questo quadro definito bloccato, è complicato per la procura romana fare di più.

Oggi il ricercatore assassinato in Egitto avrebbe compiuto 31 anni. “#veritàpergiulioregeni Caro Giulio, ti hanno rubato la vita, sarebbero 31!”, scrive su twitter la madre Paola.

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