Kalowski e la ‘Scuola dei Giusti’

MARCELLO KALOWSKI, ‘La scuola del giusti nascosti’ (BESA; PP.145; 15 EURO) Il racconto di Kalowski sull’amicizia di due adolescenti – una figlia di un gerarca fascista, l’altra figlia del Ghetto di Roma – è una storia di resistenza. E della sua irresistibile capacità di saper mettere il fatale granello di sabbia nella macchina, anche quella più organizzata, dell’intolleranza e della persecuzione. Con un’ avvertenza però: il libro di Kalowski (quasi senza dialoghi) non è un’astratta metafora dell’eterna lotta tra il Bene e il Male. Né un accorato – per quanto valido – richiamo a valori morali universali. Al contrario – in vista del Giorno della Memoria – le vicende di Michela (la figlia del gerarca), di Sara (ragazzina del Ghetto dal destino segnato) e Angelo (il bidello di scuola) sono saldamente ancorate nella storia italiana, ed europea, di 80 anni fa: nella violenza antisemita e nella Shoah. Sono queste ‘circostanze’ a dare i contorni esatti della figura del Male, delle sue radici morali, intellettuali, ideologiche e statali. Nella scomposizione e nella disarticolazione di queste ‘circostanze’ risiede la forza dei tre protagonisti – raccontati con grande scrittura dall’autore – e la loro capacità di infrangere il quadro di assieme con il fatale granello. A sorpresa – almeno a giudizio di chi scrive – Kalowski sceglie la scuola come fonte dell’inciampo della macchina antisemita e del suo consenso. Michela e Sara nutrono un amore senza se e senza ma nei confronti del luogo che le ha fatte incontrare e dove esercitano il loro apprendistato di vita. Ancora più sorprendente se oggi si immagina – magari anche generalizzando – la scuola elementare e media del ventennio fascista: la sua maniera di educare, il suo quasi naturale conformismo ad un’ideologia assolutista, schematica e priva di critica. Eppure in quella scuola della Roma fascista dai fasti imperiali dove i ragazzi sono considerati puri numeri da indottrinare per il maggior destino della Patria, la macchina inciampa. Certamente non fermerà la sua progressione, non indietreggerà dal compiere il suo misfatto: il Ghetto di Roma sarà spazzato via il 16 ottobre del 1943, i suoi ebrei saranno deportati nel quasi silenzio del Papa e Sara non tornerà più.

Michela e Angelo (l’altro imprevedibile granello che ricorda nella sua semplicità la casalinga del film di Scola ‘Una giornata particolare’) non riusciranno a proteggere la loro amica. La Storia non si altera e questo fu il suo svolgersi. Ma Michela e Angelo saranno i testimoni di Sara, la sua voce nel ‘treno della memoria’. Il talmud babilonese recita che “tutto l’universo si regge su un pilastro solo, chiamato Tsaddik il Giusto”. La figlia del gerarca fascista, Angelo il bidello, la scuola, sono tra quei 36 Giusti che la tradizione assegna ad ogni generazione. Forse inconsapevoli ma straordinariamente umani: il nostro riscatto. (ANSA).

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