Papa Francesco negli Emirati: “Profana Dio usarlo per motivare odio e violenza”

“Con animo riconoscente al Signore, nell’ottavo centenario dell’incontro tra San Francesco di Assisi e il sultano al-Malik al-Kamil, ho accolto l’opportunità di venire qui come credente assetato di pace, come fratello che cerca la pace con i fratelli. Volere la pace, promuovere la pace, essere strumenti di pace: siamo qui per questo”. Così il Papa nell’Incontro interreligioso sulla “Fratellanza umana” ad Abu Dhabi. Francesco ha detto di rivolgersi “a tutti i Paesi” della Penisola araba, indirizzando loro il suo “più cordiale saluto, con amicizia e stima”. “

Il logo di questo viaggio – ha detto Francesco – raffigura una colomba con un ramoscello di ulivo. È un’immagine che richiama il racconto del diluvio primordiale, presente in diverse tradizioni religiose. Secondo il racconto biblico, per preservare l’umanità dalla distruzione Dio chiede a Noè di entrare nell’arca con la sua famiglia”. “Anche noi oggi, nel nome di Dio, per salvaguardare la pace, abbiamo bisogno di entrare insieme, come un’unica famiglia, in un’arca che possa solcare i mari in tempesta del mondo: ‘l’arca della fratellanza’”.

Nel nome di Dio Creatore, dunque, va senza esitazione condannata ogni forma di violenza, perché è una grave profanazione del Nome di Dio utilizzarlo per giustificare l’odio e la violenza contro il fratello. Non esiste violenza che possa essere religiosamente giustificata”. “Non c’è alternativa: o costruiremo insieme l’avvenire o non ci sarà futuro. Le religioni, in particolare, non possono rinunciare al compito urgente di costruire ponti fra i popoli e le culture. È giunto il tempo in cui le religioni si spendano più attivamente, con coraggio e audacia, senza infingimenti, per aiutare la famiglia umana a maturare la capacità di riconciliazione, la visione di speranza e gli itinerari concreti di pace”.

Papa Francesco è arrivato al Palazzo presidenziale di Abu Dhabi, dove stamane si svolge la cerimonia ufficiale di benvenuto negli Emirati Arabi Uniti. Al suo arrivo in auto, scortato dalla guardie presidenziali a cavallo, il Pontefice è stato accolto dal principe ereditario, sceicco Mohammed bin Zayed Al Nahyan.

Il principe ereditario, 57 anni, che ha incontrato il Papa in Vaticano e lo ha invitato a questa visita negli Emirati, è figlio del defunto sceicco Zayed bin Sultan Al Nahyan, “padre della patria” e primo presidente degli Emirati Arabi Uniti, oltre che fratello dello sceicco Khalifa bin Zayed Al Nahyan, attuale presidente degli Emirati. E’ sposato con Salama bint Hamdan Al Nahyan e ha quattro figli e cinque figlie.

E ci sono anche due italiani, la romana Luisa Capuani e il genovese Claudio Romagnoli, nel coro internazionale di 120 elementi, provenienti da 13 Paesi, parteciperà alla storica messa, che verrà celebrata dal pontefice al Zayed Sports City Stadium di Abu Dhabi. Il coro, composto dai migliori cantanti delle parrocchie cattoliche degli Emirati Arabi Uniti, canterà 17 inni, incluso uno in arabo. Capuani dirige il Coro italiano a Dubai, una formazione amatoriale, che ha come obiettivo la divulgazione dei classici della musica italiana, di cui fa parte anche Romagnoli.

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