Delitti e misteri nella Burgos del ‘200

ANTONIO SANTORO E PIERPAOLO BRUNOLDI, IL MONASTERO DELLE NEBBIE (NEWTON COMPTON, 329 RIGHE, 12 EURO) Una nuova storia che lascia con il fiato sospeso, ancora con la firma di Antonio Santoro, regista attore e scrittore salernitano, e Pierpaolo Brunoldi, sceneggiatore e scrittore. È uscito di recente in libreria “Il monastero delle nebbie” Newton Compton editori, dopo il successo de “La fortezza del castigo” edito sempre da Newton Compton, che sarà tradotto anche all’estero. Il racconto comincia a Burgos, Castiglia del nord, nel 1217.

Il corpo straziato di una monaca viene trovato nel chiostro del monastero di Las Huelgas. Del delitto è accusata Fleur d’Annecy, una ragazza dall’oscuro passato – che affianca il protagonista sin dal primo romanzo -, rifugiatasi lì con il figlio Ruggero.

Il francescano Bonaventura da Iseo, noto alchimista, è chiamato dalla badessa a fare luce sull’accaduto. Se Fleur sostiene che l’assassino è un uomo misterioso, avvolto in un mantello rosso fuoco, Magnus, il terribile monaco inquisitore, è di tutt’altro avviso: è la ragazza, che ha evocato un demone nel monastero, la colpevole. Bonaventura inizia la sua lotta contro il tempo per salvare dal rogo Fleur e mettere al sicuro il figlio, mentre le mura di Las Huelgas cominciano a tingersi del sangue di chi conosce i suoi mille segreti.

“Con il nuovo libro, che è il seguito de’ La fortezza degli inquisitori, possiamo dire di aver cambiato registro – sottolinea Santoro -. Se nel primo episodio della saga di Bonaventura ci siamo divertiti a incrociare il genere thriller storico con i canoni del romanzo di avventura e di azione, ne’ Il monastero delle nebbie il racconto ha assunto le tinte del giallo e del mistero: un crimine efferato, un’innocente ingiustamente accusata, una folta schiera di indiziati, tutti ugualmente sospettabili, e una catena di delitti difficile da arrestare. L’azione si sposta in Castiglia del nord, nei pressi di Burgos e ai grandi spazi aperti del nostro esordio si sostituisce il clima claustrofobico, opprimente e senza via di uscita di un monastero nel quale si svolge, quasi per intero, la vicenda narrata”. Diverse le ragioni che hanno spinto gli autori a raccontare una storia simile. “Di sicuro il fascino di un monastero femminile risalente alla fine del XII secolo che ha rappresentato un unicum per il suo tempo – spiega Santoro -. Las Huelgas è stato un luogo di grande potere, grazie ai privilegi regi che lo resero una sorta di feudo sottratto all’autorità vescovile. E proprio questa sua unicità ci ha fornito lo spunto per ritrarre molteplici figure femminili nel loro rapporto con il potere: sorelle mosse da invidie, ambizioni, avidità, rancori e gelosie, ma capaci di far fronte comune quando in gioco è il buon nome della loro abbazia”. Sono molti i temi trattati sotto il filo della trama. Ma se il primo romanzo ruotava intorno allo scontro tra ortodossia cattolica ed eresie, in questa seconda avventura sotto la lente di ingrandimento c’è l’animo umano con il suo abisso di orrori, sostituendo alla dimensione politica quella privata, sempre che sia possibile tracciare un confine netto tra le due.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *