Lorenzoni, I bambini ci guardano

(ANSA) – ROMA, 20 FEB – FRANCO LORENZONI, I BAMBINI CI GUARDANO. UNA ESPERIENZA EDUCATIVA CONTROVENTO (Sellerio, pp.344, 14 euro) In prima linea ma sempre un passo indietro per non prevaricare, prendendo il giusto tempo, instillando passione e responsabilità, offrendo strumenti e linguaggi per comprendere se stessi e aprirsi agli altri. E’ con questo spirito che Franco Lorenzoni ha affrontato per 30 anni il delicato ruolo di maestro di scuola elementare, un impegno che racconta ne “I bambini ci guardano”, edito da Sellerio.

Come in un diario condiviso, Lorenzoni porta sulla pagina il tempo quotidiano trascorso con i suoi alunni a Giove, paesino umbro di poche migliaia di anime, per provare a far comprendere cosa significa vivere quella che chiama “una esperienza educativa controvento”. Con un approccio serio ma che lascia spazio al divertimento e alla fantasia tipici dell’infanzia, l’autore racconta la fatica di educare in un contesto sociale ‘avvelenato’ da razzismi, diffidenza e mediocrità, in tempi in cui la scuola e i suoi insegnanti sembrano essere lasciati soli e relegati a un ruolo di secondo piano. La narrazione di questa piccola grande storia vissuta al fianco degli alunni inizia quando il ‘mondo’ esterno irrompe nel microcosmo della classe con tutto il suo carico di complessità e contraddizioni: una bambina parla della foto di Aylan, il bimbo di 3 anni morto affogato nel 2015 e fotografato stesso sulla spiaggia di un’isola greca. Da lì la discussione si apre e tocca i grandi temi dell’attualità: i migranti, la guerra e le sue tragedie, le discriminazioni e il rancore, il tutto indagato con un approccio che guarda al presente ma anche alla storia, da Erodoto a Ipazia a Platone. I bambini parlano e il loro è un dare voce a pensieri ragionati ma anche impulsivi: in questo modo, alternando le nozioni al gioco all’esperienza creativa, il maestro e i suoi allievi affrontano la complessità del mondo di oggi e comprendono l’importanza di saper vivere nel rispetto delle differenze reciproche, ascoltando l’altro, imparando la democrazia. Del resto Lorenzoni è convinto che chi educa “debba evitare il più possibile di percorrere vie troppo dritte, veloci e già tracciate”.

Per farlo, oltre a provare a superare i pregiudizi per non imporre le proprie idee ai bambini, il vero grande segreto è concedersi il tempo. Peccato che il tempo sia un lusso anche a scuola e che molto spesso si preferisca, perché più comodo, proporre un’educazione di tipo nozionistico. Se le nozioni servono di certo però non bastano, soprattutto in un momento delicato come quello dell’infanzia, in cui si inizia a scoprire il proprio mondo interiore e il contesto che invece c’è fuori. “Se ci diamo tempo – scrive Lorenzoni – e ci concediamo la possibilità di scavare e approfondire, le domande si moltiplicano, le conversazioni si accendono e non mancano le sorprese”. Ecco allora che alla fine del libro si capisce quanto importante sia educare “controvento”: “per tentare di trasformare le cose e noi stessi siamo obbligati a un’andatura di bolina. Ma per risalire il vento, dobbiamo muoverci con destrezza a zig zag, perché le nuove conoscenze si conquistano contrastando con impegno, fatica e determinazione ogni pigrizia e assuefazione a come va il mondo”. Una sfida avvincente, che tutti gli insegnanti dovrebbero avere il coraggio di raccogliere.

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