Luchini mattatore, è un uomo da ricostruire

(ANSA) – ROMA, 22 FEB – Non poteva che essere un affabulatore, maestro e amante della parola come Fabrice Luchini, a incarnare un uomo che le parole, dopo un ictus, si trova a perderle, confonderle, cercarle, riscoprirle. E’ il protagonista di Parlami di te, la dramedy di Hervé Mimran, in parte ispirata alla vera storia di Christian Streiff, ex amministratore delegato del gruppo PSA Peugeot Citroen, che dopo aver tentato di nascondere nel 2008 per mesi le reali conseguenze dell’ictus di cui era stato vittima, è stato licenziato in tronco e ha imparato a ricostruire la sua capacità di parlare e la sua vita su basi diverse.

Il film, che traccia con delicatezza e ironia la storia di una rinascita fisica e emotiva, ha fra gli interpreti anche la sempre intensa Leila Bekhti e la talentuosa Rebecca Marder, 23enne componente della Comédie Francaise. Dopo aver debuttato in autunno a France Odeon (Festival del cinema francese a Firenze) dove ha vinto il premio del pubblico, arriva nelle sale italiane il 21 febbraio con Bim.

Al centro della storia c’è Alain Wapler (Luchini), brillante quanto brusco, iperattivo, oberato di lavoro e sempre di fretta (come evoca anche il titolo francese del film, Un Homme pressé, preso dal libro di memorie di Streiff) ad di una grande casa automobilistica. La decina di impegni ogni giorno e il sogno di produrre un’elegante nuova auto di lusso elettrica gli fanno mettere in secondo piano i rapporti umani, compreso quello con la figlia Julia (Marder). La sua vita viene rivoluzionata quando quella che sembrava una breve siesta in ufficio si rivela in realtà l’inizio di un ictus, prontamente individuato dall’autista che si precipita a portarlo in ospedale. Vengono e evitate le conseguenze più gravi, ma l’apoplessia tocca la memoria e l’area cerebrale del linguaggio. Così, all’improvviso, Alain si ritrova a cercare esprimere i suoi pensieri attraverso frasi incomprensibili fatte di sillabe spostate, parole capovolte o assonanze, a volte imbarazzanti (arancetta per lancetta, porco per porto, leccare per lasciare, ecc). Wapler, abituato a primeggiare, deve così imparare a impostare vita e scelte su tempi diversi, soprattutto dopo un ‘terremoto’ al lavoro. Gli restano come punti fermi la figlia, il cane di famiglia e la logopedista Jeanne (Bekhti) che, oltre ad aiutarlo a ritrovare l’eloquio, deve affrontare un capitolo fondamentale del proprio passato.

Il film, che perde un po’ di ritmo nella seconda parte, ruota intorno non solo alla capacità di Luchini di creare una trascinante oratoria dell’assurdo, ma anche in quella di fondere con grazia commedia e dramma nel percorso umano del protagonista, evitando il patetismo. “La ricostruzione è il tema principale del film – spiega il regista nelle note di produzione -. Un tema universale poiché riguarda sia un uomo che conduce una vita agiata, sia un impiegato che si ritrova disoccupato a 50 anni. Nella corsa sfrenata al successo, al denaro, alla riuscita, le persone dimenticano di fermarsi un istante a riflettere su quello che sono, su quello che desiderano veramente”.

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