Gamberale, l’abbandono in mito e fumetto

CHIARA GAMBERALE, L’ISOLA DELL’ABBANDONO (FELTRINELLI, PP 216, EURO 16,50). L’amore eterno, l’amore tradito, l’amore smarrito, l’amore materno e il coraggio di viverlo fino in fondo. Si è ispirata al mito di Teseo e Arianna, Chiara Gamberale nel suo nuovo romanzo, ‘L’isola dell’abbandono’ che ci porta a Naxos da cui parte un viaggio nella conoscenza di se stessi e delle nostre trasformazioni volute o accadute.

L’inquieta protagonista della storia viene abbandonata dal suo primo disperato amore, Stefano, a Naxos, proprio come Teseo piantò in quell’isola greca Arianna dopo che lei lo aveva fatto uscire dal labirinto (da qui pare sia nata l’espressione “piantare in asso”). Ma il dolore di essere stata abbandonata nasconde un’opportunità, quella di conoscere Di, un uomo che riesce a far entrare la protagonista in contatto con parti di se stessa che prima ignorava. Ed è proprio nel momento in cui abbiamo smarrito il filo della nostra esistenza si aprono nuovi percorsi che ci fanno ripartire. Come accade alla protagonista della storia che diventa madre e ritorna nell’isola dell’abbandono, dove “tutto ricomincia da capo, come in un eterno presente”. Ambientato tra Roma e Naxos nell’arco di dieci anni, ‘L’isola dell’abbandono’ è il primo romanzo da madre della Gamberale che dopo la nascita della piccola Vita ha conosciuto le trasformazioni della maternità e in questo libro, oltre al mito, fa riferimento ai fumetti per bambini. Ed ecco le strisce con Pilù, un coniglietto dal pelo rosso e blu che rappresenta un altro e nuovo modo di interpretare la realtà.

Oltre che con l’amore e la maternità la protagonista dovrà fare i conti anche con la morte di Stefano in un percorso di trasformazione, appunto, che ci mette di fronte ai grandi valori universali e alle cose assolute della nostra esistenza. E poi c’è la vita che ci chiama e ognuno risponde a suo modo. Come si vede nelle lettere che la protagonista scrive quando è incinta al suo bambino che sta per arrivare, Emanuele. “Ho tirato in mezzo Pilù perchè me l’aveva ispirato Stefano, il mio fidanzato di quel tempo. E perchè, se non ci fosse stato Stefano, non avrei mai conosciuto tuo papà. Proprio come Pilù, Stefano poteva raggiungere picchi di profonda gioia e picchi di profonda malinconia. Pensa che l’umorometro l’avevo inventato per lui” scrive la Gamberale che ha dedicato il libro “a chi resta”.

E anche Di scrive una lettera a Emanuele: “le storie dove il passato il presente e il futuro filano uno dopo l’altro, invece di giocare a nascondino nello stesso labirinto, non possono essere interessanti..Molto meglio i fumetti per bambini allora, no? Oppure i miti, se hai l’incoscienza di tradirli. Ma avremo modo di parlarne, spero” dice con “amore incondizionato”.

In tutti i suoi romanzi, anche nel suo speciale libro diventato un reading-teatrale, ‘Qualcosa’ – una favola con illustrazioni surreali per tutte le età accompagnata dalle immagini di Tuono Pettinato – la Gamberale ha indagato sulle nostre vite e sull’importanza di non scappare da se stesse. Lo fa anche questa volta e ci invita a non avere paura di perdere il filo, cioè il controllo della nostra esistenza, perchè proprio in quei momenti possiamo scoprire chi siamo. (ANSA).

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