Madre-figlio, l’America e Napoli

Doveva venire una ragazza dall’America per spiegare finalmente ai napoletani il perverso rapporto che hanno i maschi di questa anarchica e tumultuosa genia con le rispettive madri. Gelose, onnivore, possessive. Heddi Goodrich, statunitense con sangue indiano nelle vene, animata da quell’approccio ingenuo e cocciuto alla vita che hanno solo alcuni americani, lo fa risaltare con grande lucidità e delicatezza nel suo primo romanzo ‘Perduti nei Quartieri Spagnoli’.

A memoria, non mi sovvengono autori e autrici – napoletani o no – che, seppur acuti, lucidi, intelligenti e animati da spirito dissacrante, abbiano mai affrontato questo argomento, abbiano violato la sacralità di questa sorta di ostensorio nel quale è custodita la ventrale intimità madre-figlio partenopea.

Troppa pudicizia o forse troppo vittime inconsapevoli per analizzare o soltanto accorgersi di un tema tanto intimo, edipico. Non che le madri napoletane siano così diverse dalle altre mamme del mondo, non hanno che tratti comuni a tutte, ma un po’ inaspriti, definitivi, impietosi.

La Goodrich non lo descrive questo rapporto, ma, raccontando la propria storia autobiografica, ci gira tutto intorno fino a farne risaltare le forme, la profondità e le conseguenze sulle relazioni all’interno delle coppie, in un albero di trasmissione che risale a chissà quali avi e che continuerà per chissà ancora quante generazioni.

Nel gruppo di universitari provenienti da varie città e regioni che vive ai Quartieri (questo è il vero nome del luogo; ‘spagnoli’ è una specifica aggiunta di recente dai non autoctoni) Pietro di Vallesaccarda (Avellino) e Heddi americana di Washington si innamorano come adolescenti. Come in tutte le storie d’amore, l’intesa vola tra i due nei primi mesi, sospinta dalla passione, dalla bellezza, poi cominciano a manifestarsi le differenze: lei ingenua e generosa, dalla grande onestà intellettuale, lui tendente alla cupezza, poco chiaro. Dunque, sarà lei a capire che sulla coppia grava un macigno: Lidia, la madre di Pietro, che vuole il figlio tutto per sé, da far sposare con una ragazza del luogo secondo una schema esistenziale che va avanti da secoli. Ne scaturisce una lotta interiore del giovane, il cui esito è svelato nel libro solo alla fine. Il romanzo è leggero ma intenso: i napoletani sapranno decrittare tanti messaggi in codice, i non napoletani potranno godersi una bella storia d’amore scritta in un italiano pulito e a volte simpaticamente inappropriato, che si svolge in una Napoli bellissima e pazza, avvolgente e imprendibile, sotto la maestosità minacciosa del Vesuvio. (ANSA).

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