Petri e il Pranzo di famiglia senza fine

ROMANA PETRI, ‘PRANZI DI FAMIGLIA’ (NERI POZZA, Pag. 415, Euro 18,00). Che il Portogallo fosse diventato luogo d’elezione per Romana Petri, era oramai chiaro ma questo nuovo romanzo dimostra quanto lo abbia più o meno consapevolmente introiettato facendo sua quella visione del mondo sempre sul limite dell’abisso, dell’Oceano feroce che porta la potenza pur essendo limite a volte invalicabile e sconosciuto. Il Portogallo è una dimensione dell’anima in Pranzi di famiglia, seguito ideale di quell’Ovunque io sia che giusto un decennio fa ci aveva portato con grande intensità emotiva nella vita di due donne disperate e piene d’amore a modo loro. Lì alla fine il riscatto della sofferenza veniva affidato a Maria do Ceu, personaggio limpido tutto moderno che portava con lucidità e determinazione la storia e la famiglia fuori da un medioevo storico e dei sentimenti che sfociava nella rivoluzione del 1974. Con lei e la sua forza anche Romana Petri aveva fatto attraversare al lettore tutto d’un fiato una bella storia di donne, dalla quale gli uomini uscivano un po’ malconci se non fosse stato per Vasco, futuro di una vita, e del suo Paese. Vasco Dos Santos ora diventa voce narrante e protagonista di questo nuovo capitolo che inizia proprio dalla perdita della madre e non finisce se non momentaneamente come si confà a quella che giustamente è diventata una sorta di saga familiare dal lungo respiro. Attraverso le generazioni siamo arrivati all’oggi, ma il presente nella prima metà di questo romanzo intenso è senza luce, lascia senza fiato. Forse perchè Vasco, il protagonista, è un uomo viene da pensare, e le donne che lo circondano non hanno certo il carattere e la forza di quelle che lo avevano preceduto. Qui, al centro della storia, la famiglia dilaniata del presente. Il padre Tiago, ricco, potente, orgoglioso quanto gelido e disinteressato e la sua seconda moglie Marta, tutta superficie come lui. Poi le sorelle, i due opposti assoluti, nella natura e nella sostanza. Rita, segnata fin dalla nascita da una deformità che la costringe al martirio di oltre 15 operazioni, lasciando devastato il suo corpo e la sua anima, eppure per questo polo di colpe e attenzioni dell’intera famiglia. L’altra, Joana, gemella di Vasco, tanto bella quanto condannata alla solitudine algida del suo inutile fascino, di cui Maria Do Ceu non vedrà nascere i figli come avrebbe voluto. L’universo maschile non è meno senza speranze, con il nonno Manuel Ramalhete, senza pietà da giovane e da anziano consegnato ad una demenza insensata e autolesionista. Lo zio Humberto, nella sua follia demenziale è un personaggio memorabile ma certo non edificante. Tutti si ritrovano insieme tutte le domeniche nel rito sfiancante di quel pranzo di famiglia che sembra non poter finire mai, in un vortice oscuro di dolore. Sarà Vasco, a suo modo luminoso, a trovare la strada per uscire dal guado della palude familiare. Una fuga che avrà il volto di una donna, Luciana Albertini, o meglio di un’artista perchè l’amore e l’arte, sembra dirci Romana Petri, sono le uniche vie di salvezza.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *