Stardust, quando Bowie cercava Ziggy

Dimenticate il glam rock e il Duca Bianco pensate piuttosto al rhythm and blues, ai capelli lunghi e ai passi confusi seppure ondeggianti sui tacchi da donna: David Bowie in cerca di se stesso, di un’identità, determinato a trovarla con l’obiettivo del successo, egocentrico come ogni artista che si rispetti. E’ il Bowie, diciamo la verità, ancora sfigato degli esordi quello che arriva sul grande schermo in Stardust, il film di Gabriel Range con il musicista Johnny Flynn che interpreta il futuro genio musicale quando a 24 anni fa il suo primo (disastroso) tour in America. Alla Festa di Roma oggi (in sala prossimamente con I Wonder Pictures) è stato presentato da regista e protagonista: “è una lettera d’amore a Bowie, scritta in assoluto rispetto” hanno detto .

La famiglia, ha sostenuto il regista, non ha visto il film nè lo ha approvato: “il figlio – ha detto Range – chiaramente ha spiegato che non accettava opere sul padre”, nè tantomeno sono stati concessi i diritti delle canzoni perchè qui la canzoni del Bowie giovane, che stava cercando di lanciare Space Oddity, sono davvero poche. Piuttosto si raccontano gli incubi dell’aspirante rock star, i suoi passi incerti e goffi con i media, la determinazione a sfondare e lo scetticismo, salvo rare eccezioni, dei suoi stessi discografici della Mercury: è un po’ un brutto anatroccolo il Bowie del film fin quando nella scena finale si trasforma letteralmente nell’alieno venuto dallo spazio, Ziggy Stardust, il suo personaggio alter ego. L’accento è sul legame con il fratellastro Terry finito in maniconio come altri loro parenti, motivo per cui il cantante londinese si sente in quegli anni in procinto di diventare schizofrenico. “Da parte nostra – ha proseguito il regista autore anche di un apprezzato documentario su Churchill – assoluto rispetto per la grandissima arte di David Bowie: se il pubblico si attende di vedere e ascoltare i grandi successi non è questo il film. Non era questo il nostro obiettivo: ci interessava piuttosto qualcosa di più riflessivo, intimo senza dover utilizzare il catalogo dei suoi capolavori, un film che potrebbe produrre uno studios non noi. E comunque Stardust si basa sui fatti – ha proseguito Range – David Bowie nel ’71 va in Usa ma non ha i documenti, la green card e così non si è mai potuto esibire se non in piccole occasioni private o parlando alla radio. Quanto alla vicenda della pazzia di famiglia abbiamo fatto con il cosceneggiatore Christopher Bell molte ricerche ed è tutto autentico”. Bowie parte per l’America per promuovere il suo ultimo disco, The Man Who Sold the World, lasciando a casa la moglie incinta Angie (Jena Malone) e si ritrova a compiere un tour con l’ufficio stampa della Mercury Records Rob Oberman (Marc Maron) senza ottenere alcuna attenzione fino a rendersi conto del bisogno di reinventarsi per diventare veramente se stesso. “La sua vita – ha detto il protagonista Flynn – è vista attraverso un prisma. Ho trovato l’idea del film divertente nell’immaginare come fosse questa persona all’epoca con tutti i suoi problemi esistenziali, un film elenco di esibizioni e canzoni non mi sarebbe interessato perchè credo che mostrare gli inizi di Bowie, che ha sempre creduto con determinazione che avrebbe avuto successo, possa incoraggiare anche i giovani artisti di oggi a credere in loro stessi”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *